Il maestro
- Giovanni Ludeno, Pierfrancesco Favino, Tiziano Menichelli
- Andrea Di Stefano
- 23 January 2026
Sinossi
Negli anni ’80, un ex tennista deluso dalla sua carriera mediocre diventa allenatore di un giovane talento timido, schiacciato dalle aspettative del padre. Affrontano paure e insicurezze, scoprendo che non serve nascondersi.
PRESENTAZIONE DEL FILM
Un’altra riuscita trasformazione per Pierfrancesco Favino, che in questo film, interpreta Raul Gatti, una vecchia gloria del tennis che si trova ad allenare un ragazzino di tredici anni, potenziale futura promessa. Peccato però che Gatti sia in cura presso un centro di salute mentale, con i risvolti del caso che questo comporta sul suo comportamento e sul loro rapporto.
Una figura seducente, carismatica ma in realtà un inconcludente cialtrone, incontra questo ragazzino che sente troppo la pressione paterna per potersi esprimere liberamente. E alla fine, chi può dire chi dei due ha più bisogno dell’altro?
La sceneggiatura era già pronta in un cassetto dal 2006, costruita facilmente visto che è ispirata ad una storia vera, all’infanzia del regista: anche suo padre vedeva in lui una promessa (irrealizzata) del tennis e anche Di Stefano ha conosciuto una figura come quella interpretata da Favino: un personaggio scorretto e complesso, ma fondamentale nella crescita del regista. Favino e Di Stefano hanno già collaborato insieme ne L’ultima notte di Amore e da quel momento è nata l’idea di recuperare anche questo vecchio soggetto. Momento quanto mai opportuno, visto il rinnovato amore in Italia per il tennis durante quest’ultimo anno.
In un’intervista, Favino ha detto che è stata un’esperienza interessante per la prima volta interpretare un vero “perdente”, uno che non ha più niente da insegnare che però sa che nella vita non è sempre necessario essere i numeri 1. E proprio questo potrebbe essere il messaggio del film: non doversi vergognare di non eccellere, saper accettare i propri limiti anche in una società che veicola il messaggio opposto, in cui il successo in ogni campo è l’obiettivo primario da raggiungere. E imparare che crescere significa (anche) accettare le proprie fragilità e che non si deve per forza essere onnipotenti.
Ambientato in un’estate di fine anni Ottanta, lungo la costa marchigiana, scenografi e costumisti hanno saputo ricreare perfettamente le atmosfere dell’epoca e hanno saputo anche rendere più che credibili le sequenze di gioco.
Piccola ma significativo ruolo per il ritorno sulle scene di Ewidge Fenech, in una mise sfavillante, sempre affascinante anche in tuta e tacchi.
A cura di Ileana
Proiezioni
- 21.15
- 21.15
