Sinossi

Il film segue la storia di Shu-fen (Janel Tsai), una madre single che ogni giorno lotta per tenere unita la propria famiglia e trovare stabilità in un mondo che sembra sfuggirle di mano. Rientrata a Taipei dopo un matrimonio fallito e anni di lontananza, Shu-fen sogna di aprire un piccolo chiosco di noodles, simbolo di un nuovo inizio. Ma la sua fragile serenità viene scossa quando scopre che l’ex marito, da tempo assente, è in fin di vita. Spinta da un senso di umanità e dovere, decide di assisterlo fino alla fine, arrivando persino a sostenere le spese del funerale — un gesto che la lascia oberata dai debiti e isolata, vittima del giudizio della madre e delle sorelle. Intorno a lei, le figlie vivono ciascuna la propria inquietudine: la maggiore, I-Ann (Shi-Yuan Ma), ventenne ribelle e disillusa, si allontana dalla madre e si rifugia in una relazione con un uomo sposato; la piccola I-Jing (Nina Ye), di appena cinque anni, osserva il mondo con occhi curiosi e innocenti, cercando di comprendere il disordine emotivo che la circonda. Tra le contraddizioni di una Taipei indifferente e caotica, il film costruisce un ritratto delicato e realistico di tre donne alla ricerca di un legame autentico. Una storia di resilienza e amore familiare, fatta di silenzi, sacrifici e piccoli gesti che, nel loro quotidiano, diventano atti di coraggio.

PRESENTAZIONE DEL FILM

Il titolo originale del film è Left-Handed Girl e il riferimento è alla “mano del diavolo”: l’essere mancina diventerà per la piccola protagonista del film un alibi per sfuggire ai giudizi della gente e decidere di comportarsi senza preoccuparsi di ciò che è giusto e di ciò che è sbagliato. in un contesto in cui proprio l’opinione degli altri è il motore che regola ogni scelta e ogni comportamento; il comportamento della bambina sarà un simbolismo che ritroveremo anche nel resto del film.

La storia è ispirata alle reali vicende familiari della regista ed è un misto di nostalgia e modernità, piena di echi di un passato tradizionalista ma anche di richiami all’attuale società contemporanea.  

Questa famiglia atipica sceglie di sfidare le convenzioni della rigida società taiwanese e vive come vuole, o meglio, come può, incurante di un mondo intorno a loro che le vorrebbe diverse da come sono; queste donne sono libere, vitali e autentiche, come tutto ciò che le circonda. Sono un microcosmo di difficoltà e complicità, di incomprensioni e vicinanza, in una realtà così distante dalla nostra e piena di contraddizioni culturali da renderla del tutto affascinante.

Interessante la scelta di girare tutto il film con l’IPhone, in soli 37 giorni, che si innesta nel genera della “guerrilla filmmaking”, cioè una produzione a bassissimo costo, con una troupe limitata e location non artefatte ma naturali in cui girare scene non preparate né costruite (e spesso senza i necessari permessi!). Questa tecnica ha permesso alla regista quasi di “pedinare” i suoi protagonisti, per rendere ancora più reale i loro gesti, anche in luoghi molto affollati come il mercato di Taipei, dove l’arrivo di una troupe cinematografica e di cineprese professionali avrebbe creato diffidenza e ritrosia. E lei non voleva fare un film “comune”, ma voleva proporre un’esperienza diversa: secondo le sue stesse parole, infatti, Un film non dovrebbe essere solo intrattenimento. Dovrebbe farti sentire qualcosa, farti imparare qualcosa di nuovo, offrirti una prospettiva diversa. Con il cinema si può fare molto.

 

    A cura di Ileana

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