Sinossi

Mariano De Santis è il Presidente della Repubblica. Vedovo, cattolico, ha una figlia, Dorotea, giurista come lui. Alla fine del suo mandato, tra giornate noiose, spuntano gli ultimi compiti: decidere su due delicate richieste di grazia. Veri e propri dilemmi morali. Che si intersecano, in maniera apparentemente inestricabile, con la sua vita privata.

PRESENTAZIONE DEL FILM

Torna Paolo Sorrentino con un film che si potrebbe definire d’amore. L’amore per le cose giuste, per il compiere il proprio dovere, l’amore per l’umanità. Tutto in Mariano De Santis ci parla d’amore:  quello per la moglie morta mai dimenticata, quello per il senso di responsabilità, anche quello per le piccole trasgressioni compiute sempre nello stesso modo. Il Presidente è un uomo serio, rigido (è soprannominato “cemento armato”) e nel suo semestre bianco vuole avere cura di lasciare le cose fatte bene, vuole che le sue ultime decisioni siano improntate ad un senso di umanità, di pietas. Ciononostante, è pieno di dubbi come solo le persone serie sanno essere. È anche un film sul valore della memoria: ora che la sua vita professionale si sta compiendo, il Presidente si guarda indietro e fa un bilancio della sua vita e di ciò che vuole lasciare come eredità del suo mandato.

È un film che ha molti agganci con l’attualità, come raramente Sorrentino fa; un film in un certo senso politico, che ci parla di come le istituzioni siano sempre più indietro della società civile quando si parla di diritti civili. Poi, certo, ci sono molte autocitazioni, una cosa su cui invece Sorrentino è molto ferrato: ci sono quadri pittorici inspiegabili, ci sono riferimenti artistici incomprensibili e ci sono dialoghi incisivi e sorprendenti. E poi c’è il personaggio più bello di tutti: Coco Valori, l’amica di una vita del Presidente, che lo àncora alla realtà, impersonata da Milvia Marigliano attrice teatrale di lungo corso, prestata solo occasionalmente al cinema e che ci regala le migliori battute del film.

Ciascuno a seconda della sua età e della sua sensibilità potrà tentare di individuare a quale Presidente si sia ispirato il regista ma restiamo delusi nello scoprire che non c’è stata nessuna ispirazione particolare, anche se il cappello che indossa Servillo ci rimanda subito al cappello di Napolitano, quasi a voler fare un omaggio alla loro conterraneità.

La coppia Sorrentino – Servillo è sempre garanzia di un film di un certo spessore, tanto che i film di Sorrentino che non hanno girato insieme ne hanno risentito; e con La Grazia mettono a segno un altro successo.  

    A cura di Ileana

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  • 21.15
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