Sinossi

L’ultimo spazio di ritrovo rimasto per i lavoratori di un comunità mineraria, un tempo florida ma oggi in dismissione dopo trent’anni di crisi. La situazione cambia quando arriva sul posto un gruppo di rifugiati siriani…

PRESENTAZIONE DEL FILM

Dopo 4 anni da Sorry, we missed you, Ken Loach torna ad emozionare il pubblico in sala con la sua tipica cifra stilistica, che include una cruda rappresentazione della realtà ma sempre con un pizzico di speranza di poter fare la cosa giusta al momento giusto.

Figlio di operai, nel corso della sua carriera Loach ha raccontato principalmente le condizioni di vita delle fasce più deboli della popolazione, con uno sguardo particolarmente sensibile ai mutamenti sociali e al lavoro come cardine della dignità umana.  La sua filmografia rispecchia un impegno civile votato al dare la voce a chi voce non ha, ai fragili, agli sfruttati, agli immigrati irregolari, alle madri single e via elencando. Con il suo sodale sceneggiatore Paul Laverty anche questa volta affida il suo messaggio di fiducia alla capacità che avrebbero gli uomini, di “comportarsi bene”, nello specifico, un uomo che sceglie di non voltarsi dall’altra parte quando è il momento di tendere una mano d’aiuto all’altro, pur se questo significa andare controcorrente e inimicarsi quella che fino ad allora era stata la sua comunità. Al protagonista viene chiesto di schierarsi, con loro o contro di loro, se è vero che chi resta neutrale in realtà ha già preso posizione, è vero anche che il protagonista del film opera una scelta controcorrente nel nome di un ideale di solidarietà e di giustizia troppo spesso dimenticati.

Ad interpretare i rifugiati sono veri migranti costretti a fuggire dal loro Paese e che hanno subito davvero violenze. I loro nomi sono stati tenuti segreti per timore che i loro parenti ancora in Siria potessero venire rintracciati e perseguitati.

Dunque Ken Loach, una “vecchia quercia” di 87 anni, ha deciso che questo sarà il suo ultimo lungometraggio, ma finché ci saranno ingiustizie sociali da raccontare, ci sarà sempre bisogno di voci come la sua.

A cura di Ileana

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Proiezioni

  • 21.15
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