Joker

Venerdì 24 e Sabato 25 Gennaio

ore 21.15

Arthur Fleck vive con l’anziana madre in un palazzone fatiscente e sbarca il lunario facendo pubblicità per la strada travestito da clown, in attesa di avere il giusto materiale per realizzare il desiderio di fare il comico. La sua vita, però, è una tragedia: ignorato, calpestato, bullizzato, preso in giro da da chiunque, ha sviluppato un tic nervoso che lo fa ridere a sproposito incontrollabilmente, rendendolo inquietante e allontanando ulteriormente da lui ogni possibile relazione sociale. Ma un giorno Arthur non ce la fa più e reagisce violentemente, pistola alla mano. Mentre la polizia di Gotham City dà la caccia al clown killer, la popolazione lo elegge a eroe metropolitano, simbolo della rivolta degli oppressi contro l’arroganza dei ricchi.

PRESENTAZIONE DEL FILM

Joker, Leone d’oro alla scorsa Mostra del cinema di Venezia, non è un film su un supereroe: non è un film per famiglie (vietato ai minori di 14 anni), non ci sono epiche battaglie in cui il bene vince sempre sul male, soprattutto non c’è Batman, non c’è la storia che abbiamo imparato a conoscere sulle strisce della DC Comics. Qui c’è violenza, emarginazione sociale, degrado e tanta ferocia. Il regista Todd Phillips si misura con un registro che non è il suo (sua tra l’altro la trilogia de Una notte da leoni) e con la creazione di una storia che tenta disperatamente di trovare una spiegazione alla malvagità del Joker racchiusa nell’emarginazione, nel disprezzo, nelle ingiustizie sociali. Ma è anche una storia che non consente immedesimazione; l’empatia che si può provare verso un personaggio diseredato qui non trova spazio, pur se ci viene suggerito che il mostro è stato generato dalla stessa società che lui calpesta.

L’idea di un personaggio così rappresentato, nonostante gli illustri precedenti (Jack Nicholson e Heath Ledger su tutti) poteva essere interpretato solamente da un grande attore come Phoenix che è in grado di modificare fisicamente il suo viso e il suo corpo a servizio di ciò che la storia e il regista richiedono: infatti, il grande lavoro non sta tanto nei 24 chili persi per la parte quanto sulla maniacale preparazione della risata, sugli atteggiamenti e sulla psicologia del personaggio, tanto che si narra di tremendi abbandoni di set da parte dell’attore che si rimproverava continuamente per le scene a suo dire mal interpretate. L’accoglienza della critica è stata fortemente divisa, c’è chi lo ha additato come capolavoro e chi come il New York Times ha paventato il pericolo di emulazione che può scaturire da film come questi. Il messaggio di fondo da cogliere però, è di fare attenzione a restare umani, perché dentro ciascuno di noi si può nascondere un pagliaccio disturbato.

A cura di Ileana