L’ufficiale e la spia

Venerdì 31 Gennaio e Sabato 1 Febbraio

ore 21.15

Gennaio del 1895, pochi mesi prima che i fratelli Lumière diano vita a quello che convenzionalmente chiamiamo Cinema, nel cortile dell’École Militaire di Parigi, Georges Picquart, un ufficiale dell’esercito francese, presenzia alla pubblica condanna e all’umiliante degradazione inflitta ad Alfred Dreyfus, un capitano ebreo, accusato di essere stato un informatore dei nemici tedeschi.Al disonore segue l’esilio e la sentenza condanna il traditore ad essere confinato sull’isola del Diavolo, nella Guyana francese. Un atollo sperduto dove Dreyfus lenisce angoscia e solitudine scrivendo delle lettere accorate alla moglie lontana. Il caso sembra archiviato.Picquart guadagna la promozione a capo della Sezione di statistica, la stessa unità del controspionaggio militare che aveva montato le accuse contro Dreyfus. Ed è allora che si accorge che il passaggio di informazioni al nemico non si è ancora arrestato.

E se Dreyfus fosse stato condannato ingiustamente? E se fosse la vittima di un piano ordito proprio da alcuni militari del controspionaggio?
Questi interrogativi affollano la mente di Picquart, ormai determinato a scoprire la verità anche a costo di diventare un bersaglio o una figura scomoda per i suoi stessi superiori. L’ufficiale e la spia, adesso uniti e pronti ad ogni sacrificio pur di difendere il proprio onore.

PRESENTAZIONE DEL FILM

Nel gennaio 1898, sul giornale L’Aurore, viene pubblicato un articolo dal titolo J’accuse, a firma dello scrittore francese Emile Zola: con esso Zola denuncia, con toni accorati e parole veementi, i nemici della verità e della giustizia in quanto colpevoli di aver contribuito ad accusare e condannare ingiustamente il capitano ebreo Alfred Dreyfus. Fu il primo clamoroso caso di politica giudiziaria che coinvolse direttamente i media ed ebbe il merito di smascherare l’opinione pubblica francese che fino ad allora si era fatta un vanto della sua centralità. Fu inoltre un caso divenuto storico della giurisprudenza penale militare, nondimeno per le sue implicazioni di carattere discriminatorio e razziale: assistiamo in quel periodo all’aggravarsi di un’ondata di antisemitismo feroce, anticipando quello che sarebbe poi accaduto in Europa pochi anni dopo. 

La scelta del soggetto è stata per Polanski oggetto di attenzioni amplificate dalle sue vicende personali: anche lui vittima, a suo dire, di accuse ingiuste, racconta di un uomo rovinato da calunnie e dicerie, anche se qui lo fa dal punto di vista dell’accusatore. Travolto dall’onda lunga del movimento Me Too come tanti altri personaggi dello star system hollywoodiano (sebbene la sua vicenda risalga a molti anni prima) ci porta, come accade per le opere di Woody Allen, a dover operare una riflessione su quello che è l’uomo e quello che è l’artista e come il pubblico debba essere chiamato eventualmente a giudicare solo l’opera. Altro tema presente nella storia è la contrapposizione della ragion di Stato alla ricerca della verità e il coraggio di battersi per essa anche quando tutto sembra inutile, quando l’indifferenza verso una palese ingiusta sarebbe la scelta più comoda.

Leone d’argento – gran premio della giuria a Venezia 2019, con un Jean Dujardin mai così intenso. 

A cura di Ileana